Il Blog dell'Ordine degli Avvocati di Messina

Amnesty International, premio Human Rights Defenders a “Posto Occupato”

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Il 12 dicembre scorso si è tenuta la conferenza di Amnesty International nel corso della quale, come ogni anno, è stato dato il premio Human Rights Defenders a chi si è distinto per il suo attivismo in difesa dei diritti umani.
Quest’anno è stata premiata la messinese, anzi la “romettese” Maria Andaloro perPosto occupato“.
Ho conosciuto Maria Andaloro grazie ad un amico comune.  Stavo organizzando, come Presidente della sezione AIGA di Messina, unitamente all’allora vicepresidente della Fondazione Tommaso Bucciarelli, Mario Galluppi, un evento che per me rappresentasse la summa dei miei due anni di mandato. Il tema era “combattere soprusi e discriminazioni: la funzione sociale dell’avvocato”, come hanno citato i titoli di giornale parlando di quell’incontro.
Mario Galluppi mi disse che Maria Andaloro era la persona giusta, così ci incontrammo tutti e tre per un aperitivo davanti alla “Madonnina”.
Con Maria è stato tutto facile. Maria è un vulcano di energia, gioia e vitalità.
Ci siamo confrontate e ci siamo “innamorate” subito. Stesso approccio alla vita, stessa voglia di gridare cosa non va, di non rimanere in silenzio.
Maria lo fa con “Posto Occupato”: un’idea, un ideale, una sedia vuota ad una manifestazione (cinema, teatro, mostra) a dimostrazione che quel posto libero sarebbe stato occupato da una donna che è stata vittima di violenza ed invece non c’è.
Maria non vuole pubblicità, non le importa fare marketing. Il suo ideale si trasmette come un’epidemia, il male è il silenzio, l’emarginazione, la paura, il farmaco la reazione, la compassione, l’unione, il grido.
Maria non cerca titoli di giornale, non cerca la gloria, la fama.
Lei vuole fornire alle vittime di violenza fisica o anche psicologica (e ci riesce benissimo) uno strumento per raccontare e raccontarsi, perché non si è soli, perché si può e si deve reagire.
Posto Occupato è questo e Maria è stata bravissima, è stata grande ed è stata riconosciuta con il premio Human Rights Defenders 2016. Motivazione del premio: “Riteniamo che il vostro lavoro nella ricerca della protezione nei confronti delle donne, nel porre in luce le situazioni di violenza di genere, costituisca un impegno lodevole, crescente e costante da premiare e promuovere quale paradigma della promozione della tutela dei diritti umani”.
Come dice Maria, lei ha solo ritirato il premio, il premio è di “Posto Occupato”, è di chi quel posto a teatro, al cinema ad una mostra non ha potuto occuparlo, ma è anche di chi quel posto lo difende con coraggio e passione, grinta e determinazione come Maria. Una donna che deve essere di esempio non solo per altre donne, ma anche per tutti i deboli, i reietti, gli indifesi, che possono e devono trovare lo stesso coraggio di Maria e dire BASTA.
Maria ed io, mi pregio di dire, siamo amiche, allora le ho proposto di prendere un altro aperitivo davanti alla Madonnina come qualche tempo fa e fingendomi giornalista le ho chiesto:

 

“Cosa è Posto Occupato?”

Posto occupato nasce dal bisogno di rendere visibile un fenomeno insidioso e molto più pericoloso di quanto non appaia dalla cronaca che quotidianamente ci riporta casi di violenza di ogni genere. Un bisogno di far emergere quello che c’è oltre e prima della violenza fisica e del femminicidio, l’ultimo atto estremo ed irreversibile di violenza su una donna.Visibile, plateale, sconcertante.
La violenza fisica é solo la punta dell’iceberg che conosciamo perché ci viene raccontata dai tg e dai giornali. Ma dopo?E prima?
La statistica dice che una donna su tre è vittima di violenza. Questo il dato emerso.

Posto occupato si è inserito nel silenzio che avvolge e copre i casi di violenza, per ricordare quelle donne, oltre 1700 in 10 anni, vittime di violenza.

Ma soprattutto per ricordare a tutti noi di non sottovalutare mai i sintomi.
Quelle donne hanno vicini, parenti, colleghi di lavoro. Non capire, girare le spalle, restare indifferenti e ignorare, non dare importanza a certi segnali può fare la differenza fra la vita e la morte di una donna.
Quindi posto occupato è un monito, un invito a non sottovalutare e non isolare mai nessuno.

“Cosa rappresenta per te quello che oramai è diventato un movimento sociale?”
Credo che abbia portato fra la gente la voglia di parlarne oltre le date convenzionali, oltre gli addetti ai lavori, oltre ai luoghi deputati (centri anti violenza, servizi sociali e ospedali).
Sostengo da sempre che la violenza è un problema culturale ed una responsabilità sociale e che tutti, ogni giorno, ce ne dobbiamo fare carico. Posto Occupato mi ha dato grandissime soddisfazioni.
La campagna a costo 0 e km 0, è semplice ed efficace:  basta scaricare la locandina, disponibile on line sul sito www.postoccupato.org o sulla pagina fb www.facebook.com/PostoOccupato, stamparla e collocarla su una sedia, una poltrona una panchina, uno scranno.
Alcuni l’hanno collocata sulle panche in palestra o sui lettini dello yoga.  La coop Lombardia in tutte le casse dei 54 punti vendita, gli ESN, le sedi Erasmus, nei  network in tutta Italia e nei luoghi di culto.
Ci sono migliaia di posti riservati a “quel posto occupato” in tutta Italia.
Posto occupato ha ricevuto molti riconoscimenti e ultimo in ordine di tempo quello di Amnesty sicuramente una grandissima emozione.

“Cosa significa per te e per “Posto Occupato” avere ricevuto questo importante riconoscimento?”
Significa che in quel posto potevo esserci io. Significa che io il riconoscimento di Amnesty l’ho potuto ritirare.La conferenza si intitolava “La relatrice assente”…ho ancora i brividi se penso alla mail che comunicava del riconoscimento e al giorno dell’incontro.

“Cosa sono le 3 P?”
Le tre P della convenzione di Instabul: Prevenzione, Protezione e Punizione.
Posto occupato si occupa sostanzialmente di sensibilizzare e informare, quindi della prima P.
Ma c’è una P che manca…la P di Poi. Prima di Amnesty dicevo “e dopo?” ma grazie a chi mi ha preceduta nell’intervento a Palermo, si è accesa la quarta P.
Ho conosciuto moltissimi parenti di vittime di violenza e moltissime donne vittime di violenza. Questo è stato spesso argomento di alcuni incontri istituzionali per capire come intervenire e dare, oltre al prezioso sostegno psicologico o di emergenza con l’accoglienza nelle case, una “via di fuga” prima, che incoraggi ad esempio chi è vittima di violenza economica a lasciare il padre dei suoi figli senza temere di non poterli mantenere.

“E adesso?”
Adesso con Magra, la mia amica grafica Maria Grazia di Gennaro che segue la comunicazione visiva da Foggia con Werther di Gianni, stiamo lavorando al nuovo sito, e  ad un progetto di crowfounding ancora top secret.
Con Serena Maiorana stiamo valutando le ipotesi di replicare “Franca e le altre” nelle regioni che hanno mostrato grande interesse per la modalità con la quale abbiamo interagito con le 9 scuole in Sicilia nel primo esperimento pilota, grazie al sostegno di C&T e dell’Ufficio Scolastico Regionale.
Infine proverò a continuare a fare quello in cui credo anche per amore e in onore di una cara amica, la professoressa Maria Antonella Cocchiara, che da due mesi non è più con noi ma che mi ha dato tanto coraggio e sostegno per andare avanti nel mio complicato percorso di vita personale che si è intersecato fino a sfociare in una via nuova.
Nella speranza che, fra non molto tempo, non ci siano più posti occupati, che una donna non scopra solo a 40 anni che è stata vittima di violenza, che una ragazza ed un ragazzo conoscano il significato di violenza, sia essa verbale, psicologica o fisica.
Che sappiano riconoscerla per non esercitarla e subirla mai più.
Mi permetto di citare le parole del sindaco Leoluca Orlando che ha colto l’essenza della campagna posto occupato: “le donne che subiscono violenza hanno bisogno di visibilità perchè la violenza maggiore è l’invisibilità. La violenza in sè la si può attribuire ad un colpevole, l’invisibilità la si deve attribuire a tutti. Questa idea del posto occupato, paradossalmente serve per rendere visibile una donna che, se ci fosse, sarebbe invisibile.”
Mi batto da sempre per far comprendere che occorre concentrarsi sulla responsabilità sociale nel contrasto alla violenza, perché non è un problema delle donne e da donne.
Sentire le parole di sostegno di  Leoluca Orlando o di Moni Ovadia (fra i primi a sostenere l’iniziativa), ascoltare le istanze e i dubbi dei tanti ragazzi incontrati in quasi 4 anni mi ha dato la conferma che, nel processo di responsabilizzazione, la  collaborazione, la partecipazione di uomini e giovani era ed è fondamentale.
Smontare insieme stereotipi, pregiudizi e discriminazioni educare al rispetto dell’altro ci potrà portare alla libertà che non e una concessione, ma un diritto”.

Non mi aspettavo cose diverse da Maria che, fuori le righe esprime la sua essenza e la sua purezza, davanti ad un bicchiere di vino, la nostra amata Madonnina e al nostro meraviglioso stretto. Ma Messina non è grata ai suoi cittadini, Maria ha più riconoscimento e vicinanza fuori dallo stretto, come lo dimostrato le numerose presenze in tante istituzioni, incontri, le numerose mostre di “Violate” le tavole che Lelio Bonaccorso ha donato all’iniziativa teatri, cinema lontani dalla nostra terra.  Ci tiene, però, a ricordare con immensa gratitudine che l’Ordine degli Avvocati di Messina, con il suo Presidente Avv. Vincenzo Ciraolo, ha aderito alla sua campagna di sensibilizzazione, ed una sedia, ad ogni evento patrocinato dal Consiglio, è occupata dal manifesto di Posto Occupato.
Maria non si abbatte, lei lotta e da messinese e donna dico che dobbiamo tutti lottare accanto a lei.
Grazie Maria per essere come sei!

 

frida simona giuffrida
Frida Simona Giuffrida

 

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